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sabato 8 settembre 2012

Il profumo delle cose come stanno

5 stelle brucia

Il Movimento 5 Stelle (abbr. M5S) fondato nel 2009 da Beppe Grillo, è sulla cresta dell'onda dopo i successi alle ultime elezioni comunali.
I cavalli di battaglia sono la democrazia partecipativa e diretta, la battaglia contro i privilegi della politica, l'ecologia e l'economia sostenibile.
La crescita nei sondaggi, fino ad arrivare a punte del 15-20% per la partecipazione alle prossime elezioni nazionali, ha fatto sì che anche media tradizionali, giornali e televisioni, iniziassero a discutere ed analizzare questo fenomeno politico che sul web è una realtà già da qualche anno.
Trattandosi di un movimento politico sostanzialmente ostile a tutte le forze politiche che siedono nell'attuale Parlamento, le 'scaramucce' tramite mass-media sono all'ordine del giorno (si veda il caso Bersani-Grillo).
Le luci della ribalta hanno però anche illuminato i lati oscuri del movimento: nei giorni scorsi, al programma PiazzaPulita su La7 è stato mostrato un fuorionda in cui Giovanni Favia, consigliere regionale da due anni e attivista della prima ora, parla della mancanza di democrazia all'interno del M5S, accusando Gianroberto Casaleggio, curatore del blog beppegrillo.it e titolare dell'azienda che cura il portale delle liste comunali e regionali, di essere la "mente" che prende le decisioni politiche ed organizzative del M5S.
Ovviamente le dichiuarazioni hanno scatenato un putiferio sia al di fuori che all'interno del movimento, con gli attivisti che si dividono in sostanza tra due fazioni opposte: "Favia Traditore" e "Favia ha ragione".
Sul blog di Grillo oggi è stato in effetti pubblicato un intervento che pare mettere alla porta lo stesso Favia, accusato di avere orchestrato tutta la vicenda e di avere organizato il fuorionda per poter effettuare un colpo di mano nel movimento.
Questi, in breve, sono i fatti. Essendo uno che non ama i ragionamenti contorti, mi faccio una domanda semplice: ma ciò che ha detto Favia è vero?
Realtà alla mano, parrebbe proprio di sì. Nonostante da tempo Grillo dichiari che il M5S parteciperà alle elezioni nazionali, forse imminenti, manca un portale web in cui gli attivisti possano proporre, discutere e votare proposte politiche, nonchè decidere candidati.
Il programma nazionale, oltrechè limitato, dato che mancano proposte su, per esempio, politica estera, sanità, immigrazione, politiche del lavoro, scuola ed altre cosette, non è stato scritto dal "popolo del web" o dai "cittadini", ma emanato da Grillo nel 2009 e in seguito non più toccato e/o ampliato da nessuno.
Il marchio del M5S, è di proprietà di Beppe Grillo, che fungendo da Garante con la 'g' maiuscola decide in totale autonomia (a torto o a ragione, poco importa) chi può far parte del M5S e chi no. Le epurazioni di Valentino Tavolazzi (per avere preso parte ad una riunione con altri attivisti) e dell'intero gruppo di Cento di Ferrara per la semplice solidarietà al suddetto Tavolazzi sono casi esemplari.
Del resto è proprio Grillo a parlare continuamente di partecipazione e democrazia diretta: se poi è lui stesso o qualcuno dei suoi collaboratori a non permettere alcuna discussione sull'organizzazione o le proposte politiche, allora è chiaro che si tratta soltanto di ipocrisia e slogan elettorali.
Probabilmente, le cose rimarranno come stanno ed il movimento otterrà comunque successi elettorali, qualche "dissidente" verrà cacciato e le decisioni verranno calate dall'alto. O forse le acque non si calmeranno ed i dissidenti potranno mettere in moto un cambiamento nel M5S che lo porterà a diventare davvero democratico. Voi che ne dite?

PS: tra i commentatori grillini, si sostiene spesso che nel M5S ci sia totale libertà in quanto nelle elezioni comunali non vi sono state ingerenze dei vertici Grillo-Casaleggio. A parte che non è del tutto vero, in diversi casi c'è stato un'intervento dall'alto, si vedano i casi di Genova o Parma. E poi andiamo ragazzi, nelle liste comunali manco Berlusconi ci ha mai messo becco, qui sono in gioco poteri decisionali ben più consistenti, che riguardano la politica a livello nazionale e l'organizzazione interna di una delle maggiori forze politiche del Paese.

giovedì 6 settembre 2012

Heil Luther!

Martin Luther and frau Merkel

Ok è tipico. Nei periodi di crisi parte sempre la ricerca dei colpevoli. La peste poteva essere causata dai Filistei o dai peccatori incalliti, lo sfacelo economico-sociale della Germania degli anni '20 dai giudei cattivi e così via.
Oggi però no, almeno non nell'Occidente civilizzato, democratico e secolarizzato. Giusto? E invece nisba.
Ai tempi della crisi economica, mentre sui giornali della stampa "libera" (da chi?) ci si rivolge ad interi stati europei con il simpatico epiteto di "maiali" (i famigerati PIIGS ovvero Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) quotidianamente si leggono invettive dai toni se va bene paternalistici ("fate i compiti a casa", "guadagnate credibilità", ecc...) e se va male espressamente razzisti.
Spesso prendono piede addirittura pulsioni autolesioniste: persino organi di stampa italiani partecipano alla fiera del luogo comune per spiegare fenomeni complessi, come nel caso di questo strambo quanto pericoloso articolo in cui si sostiene la superiorità culturale "protestante-germanica" rispetto a quella "italo-cattolica".
Strambo perché, come notano alcuni commentatori dell'articolo, in Germania la mentalità cattolica-corrotta-papista dovrebbe essere anch'essa abbastanza radicata, visto che se i tedeschi di fede protestante sono il 31%, i cattolici sono ben il 30%.
Ma soprattutto risulta logicamente traballante il collegamento tra i valori de "lo studio, la morigeratezza dei consumi ed il lavoro come forma di perfezionamento morale" e l'"efficienza della classe dirigente tedesca" che surclassa perciò quella "italo-cattolica corrotta".
Peccato però che alcuni tra i paesi con i più alti indici di sviluppo al mondo, come Cina ed India, abbiano tassi di corruzione altissimi e le loro democrazie lascino ancora "un tantino" a desiderare...
Ed in effetti non si spiega nemmeno come mai l'Italia del Dopoguerra sia riuscita a diventare la sesta potenza industriale al mondo: probabilmente all'epoca la nostra classe dirigente seguiva segretamente corsi di luteranesimo.
Ironia a parte, il punto è che spiegare fenomeni di crisi economica come quelli che stiamo vivendo in questi anni con strumenti socio-culturali, spirituali, filosofici o religiosi è un errore metodologico che si presta a strumentalizzazioni di stampo razzista anche quando le intenzioni sono diverse, come immagino lo fossero per l'autore del pezzo citato ed in molti altri casi analoghi.
Lasciamo perdere la caccia alle streghe, almeno nel 2012, pensiamo a studiare.

P.S. : tengo a precisare che non intendo negare le influenze culturali, religiose e pure filosofiche sulla società, sugli uomini e quindi anche sull'economia: ma una cosa è tenerne conto per analizzare tradizioni, usi, costumi, un altro usarle per spiegare fenomeni di natura macroeconomica.